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19/08/2009
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Ne bastano anche nove per battervi…

Epitaph

The wall on which the prophets wrote
Is cracking at the seams.
Upon the instruments of death
The sunlight brightly gleams.
When every man is torn apart
With nightmares and with dreams,
Will no one lay the laurel wreath
When silence drowns the screams.

Confusion will be my epitaph.
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back
And laugh.
But I fear tomorrow I’ll be crying,
Yes I fear tomorrow I’ll be crying.

Between the iron gates of fate,
The seeds of time were sown,
And watered by the deeds of those
Who know and who are known;
Knowledge is a deadly friend
When no one sets the rules.
The fate of all mankind I see
Is in the hands of fools.

Confusion will be my epitaph.
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back
And laugh.
But I fear tomorrow I’ll be crying,
Yes I fear tomorrow I’ll be crying.

(Epitaph, King Crimson, The Court of the Crimson King, 1969, Island Records)

C'era una volta

(Attenzione: questo post potrebbe avere qualche problemino di sintassi. Ma sono anche quasi le 3, suvvia.)

Non sono solito fare queste cose, ma stanotte ho le palle che roteano un po’ e quindi mi devo sfogare: dove farlo se non a casa mia?!

C’era una volta un mio amico, simpatico, gentile, (anche un pochino sfuggevole e talvolta arrogante, via) con cui ho passato dei bei momenti di cazzeggio, di giri in macchina la notte, etc…

Una sera andiamo a trovare una sua amica, a suo dire bruttina (non uso le sue stesse parole), che gli muore dietro. Passiamo alcune ore in giro tutti e tre, poi rientriamo a Roma. Gli faccio notare che forse non si era comportato in maniera corretta, illudendola un po’, tra l’altro non sapeva che lui era già impegnato.  -”Hai ragione…”-   Eh, lo so che ho ragione.

Passa del tempo, nel frattempo stringo amicizia con lei, ci si vede alcune volte; poi mi renderò conto di essermene innamorato. Non corrisposto, ma pazienza.

Passa il tempo, lui ancora non le dice niente, arrivo al punto di spiegarle io come stavano le cose.

Diverso tempo dopo, dopo essere stati a un concerto (al quale sarà presente anche lei) ed esserci salutati -”ci sentiamo, quando torno da Roma ci si vede…”-  l’amico svanisce nel nulla, non risponde al telefono, né a sms ed e-mail.
Dopo qualche tentativo mi stufo e lascio perdere, si farà sentire lui. Come no. Questo ormai quasi quattro anni fa.

Poi da lei verrò a sapere che lui mi aveva definito un “pazzo psicopatico” e mi aveva spalato merda addosso in più occasioni. Alcuni sospetti che avevo su altre circostanze poco chiare, con altre persone, mi si chiariscono abbastanza.

A quanto pare dopo aver saputo tutte le simpatiche puttanate dell’amico ha pensato comunque di credergli su qualcosina, di dar più retta a lui che a me, pazienza, d’altronde c’è chi vota coscientemente Berlusconi, sarà un po’ di nebbia cerebrale. Chiaramente le ho detto di non farsi più sentire. Questo un anno (?) fa.

Non ho mai avuto il modo di dirtelo, caro Stefano: sei davvero un bel pezzo di merda.  Vaffanculo!

Vabbè, adesso stanno ricordando Craxi e vogliono riabilitarlo, ma ognuno riabiliti chi crede, anche quello che fino a dieci minuti prima ti inculava a sangue.

Perchè tutto questo, a distanza di così tanto tempo, oggi?  Niente, girovagavo annoiato su Facebook, qualcuno dovrebbe rivedere le sue impostazioni della privacy.

La domenica delle palme

Ovvero quella che per me, bambino, era La domenica delle salme
11 gennaio 1999 -- 11 gennaio 2010


Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo

il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento

riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ”tua culpa”
affollarono i parrucchieri

Nell’assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ”Baffi di Sego” che era il primo
-- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l’amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
-- voglio vivere in una città
dove all’ora dell’aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant’è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz’oretta
poi ci mandarono a cagare
-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l’Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c’erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.

2010

Certo che se il 2010 è questo, che bell’annetto di merda, eh