Da qualche tempo una cartella con mappe e informazioni varie giaceva in semi-abbandono all’interno di “Trekking”: la Via del postino, ovvero la scarpinata di circa 15 km che percorreva il portalettere della val Boreca. La val Boreca è una piccola e selvaggia valle della provincia di Piacenza, nel bel mezzo delle Quattro Province, situata tra la val Borbera, la val Staffora e la val Trebbia.
Ne parlo con Sandro: approvato!

I km per raggiungere la val Boreca sono quasi 200, non amo particolarmente partire la mattina molto presto e imbottigliarmi sempre e comunque nelle tangenziali di Milano, quindi quale occasione migliore per testare finalmente la mia Clio camperizzata?!

Così venerdì pomeriggio con lo zaino già pronto dal giorno prima, parto in direzione Bologna, fino a Piacenza dove lascio l’Autosole e ho imbocco la SS45 in direzione Genova. Superata Bobbio proseguo verso Ottone e svolto a destra a Valsigiara, imboccando la provinciale che risale la Val Boreca, verso Zerba.
I giorni prima di partire con l’aiuto di Google Street View avevo localizzato qualche buon posto dove fermarmi a dormire che avesse le caratteristiche che cercavo: fuori-dalle-scatole (non mi piace dormire in posti troppo di passaggio, anche per motivi di sicurezza) e, possibilmente, panorama-munito.

Così, giunto a un bivio uscendo dal paesino di Zerba, svolto sulla strettissima stradina, asfaltata solo di recente, che aggira le pendici del monte Lesima, verso Corbesassi.

Parcheggio in uno spiazzo e monto subito il piano-letto, perfetto anche come tavolo. Un po’ di pioggerella mi fa compagnia, tuttavia il tempo per l’indomani dovrebbe dare al bello. Tiro fuori il fornelletto e mi preparo una quasi buona pasta in busta. Birra osservando il panorama, scrivo ai familiari e a Sandro e in breve mi infilo nel sacco a pelo.

Notte più o meno tranquilla, anche se a un certo punto, abbastanza tardi, mi sembra di sentire un’auto fermarsi e qualcuno scendere, magari allarmato per la presenza di un’auto ferma in un posto così isolato a quell’ora. Non ho mai capito però se ero in dormiveglia o l’ho sognato.

La mattina dopo, sveglia, un bel caffè serio con la moka e scendo per due foto: il posto è bellissimo. Risalgo in auto e dopo qualche km fino alla piazzetta del cimitero di Zerba, dove scatto ancora qualche foto e mi riscaldo al primo sole, aspettando l’arrivo di Sandro. Eccolo! Dopo i saluti, facciamo il punto della situazione e ci dirigiamo verso Belnome, dove lasciamo le auto in uno spiazzo vicino al ponte sul Boreca.

Si inizia subito sul serio, con una bella salita spaccagambe verso la prima meta: Artana. Il campanile del paesino spunta tra gli alberi, alcuni gatti ci accompagnano e mentre attraversiamo la viuzza principale compaiono alcuni anziani alle finestre: un saluto e due parole, e proseguiamo dritti verso Bogli.

Ce la prendiamo molto con comodo, i km da fare sono poco più di una quindicina, possiamo goderci la bella giornata e la tranquillità della vallata.

Arriviamo a Bogli abbastanza affamati, stavolta giriamo un po’ per le stradine del paese, che ha dato i natali alla famiglia del Maestro Toscanini e ci fermiamo in una piccola area coperta attrezzata per il pranzo. Avvisaglie di temporale, meglio ripartire: la prossima tappa, Suzzi, è qui di fronte, ma per arrivarci bisogna scendere fino in fondo alla valle e risalire dall’altra parte. Lungo un bel sentiero costeggiato da muretti a secco arriviamo al torrente, lo attraversiamo e iniziamo la risalita passando di fianco al mulino di Suzzi, mentre ormai sta piovendo per bene.

Sandro è più in gamba, mentre io arranco un po’ sotto la pioggia. Il tempo di arrivare alla piccola frazione e per fortuna ricompare il sole. Da qui risaliamo la lunga sterrata che collega il paesino al resto del mondo e al bivio prendiamo per il paese più piccolo, Pizzonero. La carrabile è molto piacevole, in alcuni punti ben riparati sopravvive anche la neve! Scortati da diverse salamandre pezzate arriviamo in breve all’Oratorio di San Bernardo e quindi al microscopico borgo. Mentre togliamo gli zaini per fare rifornimento di acqua, scambiamo due chiacchiere con un anziano che ha ancora qui casa (anche se non credo nessuno ci abiti stabilmente) e scattiamo qualche foto a questa verdissima valle.

Da qui a Belnome, ultima tappa prima di tornare alle auto c’è poca strada, ma noi siamo partiti con intenzioni tendose, così trovata la radura giusta, ci accampiamo, ceniamo e dopo quattro chiacchiere e un po’ di ottimo Nero d’Avola, andiamo a nanna. La mattina dopo, in mezzora arriviamo al paese, e in breve siamo al ponte sul Boreca e quindi alle auto. E’ presto, ma decidiamo di salutarci e di rientrare alle rispettive case in tempo per il pranzo.

Appena riuscirò a contrastare la mia grande pigrizia e a sistemare le foto, le pubblicherò (nota del febbraio 2017…)