L’idea di fare un trekking ad anello nella selvaggia Valbrevenna frullava nella mia testa già da qualche tempo, l’esperienza di due signori letta mesi fa su Facebook ne ha accelerato la programmazione.

Il mio itinerario prevedeva partenza ed arrivo ad Avosso, frazione di Casella, in valle Scrivia, crinale che divide Valbrevenna e val Pentemina fino ad arrivare al monte Duso, poi sentiero per Chiappa, Tonno, risalita al monte Buio, crinale fino al monte Maggio, discesa su Casella e infine Avosso. Tanto per cambiare, non è andata esattamente così…

Fine dicembre: per il mio compleanno programmo un’uscita con pernottamento, adesso che sono finalmente attrezzato per dormire con temperature sottozero. Il ballottaggio prevedeva, infatti, questo itinerario o un salto in val d’Aveto, tassativamente però qualcosa di nuovo rispetto alla mia solita val Borbera.

Non ho una gran voglia di macinare troppi km in auto: approvata la Valbrevenna.

Partiamo bene: mi accorgo di aver dimenticato a casa di mia mamma le provviste per la cena, passo il 27 stesso al supermercato, così parcheggio ad Avosso e sono sul sentiero tardissimo, praticamente alle 10.

C’è qualche nuvola ma il sole dovrebbe arrivare a breve, le temperature non sono affatto da fine dicembre, sembra di essere a marzo.

L’inizio mi è sempre ostico, fatico abbastanza lungo la ripida salita fino ad arrivare alla cappelletta della Gorra, dove intercetto la strada asfaltata che seguo fino a Cascinette, piccola frazione di Montoggio.

Di nuovo su sentiero si arriva in breve alle case di Serrato, dove si prende la carrabile sterrata per Fasciou.

Superato il tiro a volo, tagliando il versante del monte Banca, si arriva all’omonima cappella, dove mi fermo un minuto per scattare qualche foto e mangiare un po’ di frutta secca.

Si torna a salire: monte della Croce, Garego, Castelletto, si aggira il Badriga fino alla Brava dei Crosi, dove a causa di qualche problema di cartografia, perdo un po’ di tempo pensando di dover fare strane deviazioni per salire al Liprando.

Il sentiero invece rimane ben segnato e chiaro: lo stupendo panorama che si gode dal monte Liprando è lì vicino.

Intanto finalmente il cielo si apre ed esce un bellissimo sole: firmo il libro di vetta e mi siedo un po’ a riposare.

Dieci minuti, non di più, la strada è ancora lunga: sceso dal Liprando proseguo nel bosco, la vista si apre ora a destra verso la val Pentemina, ora a sinistra verso la val Brevenna. Lunghi muretti a secco impreziosiscono il tutto.

Al Ballo della Gallina mi fermo per fare rifornimento di acqua: non ne avrei bisogno, ma non si sa mai…

Salito, ancora, ai 1285 del Passo del Colletto (Cappella dei Bucci), aggiro il versante ovest del monte Duso e poco dopo la Casa del Piccetto, giungo alla Colletta delle Cianazze. Sono ormai quasi le 17, il sole sta quasi tramontando, così, ingolosito dalla presenza di tavolo e panche -non sono abituato a cenare seduto a un tavolo-, decido di montare lì la tenda.

Dopo aver provveduto a tenda, materassino e sacco a pelo, penso alla cena: antipasto con dello speck, risotto alla milanese (in busta, of course, ma quelle della Coop sono decenti) e biscotti. Il tutto accompagnato da un buon Marzemino del Trentino.

C’è rete (!!!): videochiamata a casa per salutare Cecilia. Ceno, inizia a fare più seriamente freddo: sistemo velocemente tutto e mi ritito in tenda.

Notte tranquilla e calda: ottimo sacco. Verso le sei, sveglia: colazione, caffè e via di nuovo.

Dovrei tagliare il versante sud-ovest del Cremado, per portarmi verso la frazione di Chiappa, ma non trovo la traccia: decido così di salire in vetta.

E meno male che non l’ho trovata: panorama stupendo, con luci e colori difficilmente riproducibili con la, seppur buona, fotocamera del cellulare.

Inizio la discesa verso i Casoni di Lomà, giunto poco prima di Chiappa decido di tagliare verso il sentiero che dovrebbe portarmi al bivio tra Tonno e Casareggio.

Il pezzo di bosco è decisamente poco curato, molti alberi caduti, diversi piccoli smottamenti. Perdo troppo tempo cercando una traccia che continua a comparire e scomparire: alla fine incontro un cacciatore che mi informa che il sentiero che cerco non esiste più.

Torno quindi sui miei passi, arrivo in breve a Chiappa e non sapendo cosa fare, scendo a Molino del Fullo.

Ormai sono a fondovalle, potrei arrivare a Tonno via strada, ma sono già le 10, non ho voglia di dover affrontare 3,5km di asfalto, in salita.

In alternativa, più avanti potrei salire a Porcile, ma sarebbe qualche centinaio di metri di dislivello, solo per riportarmi in quota, che a questo punto non ho voglia di affrontare.

Un po’ sull’incazzato andante, in due ore (e 12 km) di strada di fondovalle, ritorno ad Avosso.

In totale, 35 km con 1900 D+ (17 km e 1500 D+ il primo giorno)

Concludendo…

Sii meno orso: se avessi chiesto a qualcuno, a Chiappa, mi avrebbero spiegato che un sentiero invece esiste, come sono venuto a sapere al mio ritorno, sul gruppo Facebook Quelli della Valbrevenna.

Pianifica meno velocemente: fidati delle carte di OpenStreetMaps, ma ricontrolla, specie dove le alternative son poche.

Primo vero test invernale del nuovo sacco in piuma: decisamente superato: ottimo.

La Valbrevenna, a piedi, mi mancava: è davvero stupenda. Bel giro nonostante la conclusione…

Tanto per cambiare portare pazienza per le foto…