Martedì mattina sveglia ore 5: destinazione monte Ebro. Salto in macchina alle sei meno un quarto, sia per le poche ore di luce, sia perchè non voglio restare intasato in tangenziale, e per le 8.15 parcheggio a Caldirola, frazione di Fabbrica Curone. Siamo in provincia di Alessandria, in fondo alla val Curone, quasi al confine con la Liguria.

Risalgo il sentiero che raggiunge il monte Ebro passando dal rifugio Orsi, fino al primo cancelletto di legno, dove decido di tagliare subito verso il crinale, che trovo dopo qualche ravanamento tra i cespugli. Con i baffi gelati, mi faccio tutta la dorsale fino all’Ebro, autoscatto di rito e mi piazzo nell’erba un paio di metri sotto la croce, per cercare maggior riparo. Scaldo la bomboletta, mi faccio un thè caldo (credo, dato il freddo, il migliore degli ultimi anni), mangio, scatto un po’ qua un po’ là, cerco di riconoscere più vette possibili: Penice, Lesima, Alfeo, Chiappo, Antola in lontananza…

Col freddo che fa, forse è meglio muoversi, così riprendo la dorsale e la seguo fino al monte Giarolo, dove saluto il mio amato Tobbio, e me ne discendo fino alla Colonia, seguendo le piste del downhill. Purtroppo non avevo il termometro, ho usato quello -interno ed approssimativo- del GPS, segnava -6°. E poi c’era il vento, un forte vento gelido, credo che la temperatura percepita sia stata davvero bassa, almeno intorno ai -10°. Mi ha deluso il meteo, han ciccato le previsioni, specialmente Arpa Piemonte.

Qualche distanza in linea d’aria dal monte Ebro a qualche vetta circostante: al Giarolo sono 5 km (pensavo meno, dopo essermi fatto il crinale a piedi), al Lesima 7, al Tobbio 32, al Penice 15, all’Alfeo 11.

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